La storia di Villa Bombrini

Villa Durazzo Bombrini di Genova Cornigliano è sicuramente il più prezioso e innovativo esempio di architettura residenziale francese del XVIII secolo della nostra città.

 

La villa è stata acquistata nel 2008 da Società Per Cornigliano S.p.a. per poi essere ristrutturata e messa a disposizione dei cittadini per iniziative ed attività per la promozione della cultura, del patrimonio architettonico e dell’integrazione sociale a Cornigliano.
Ormai da diversi anni dopo il completamento della ristrutturazione della villa terminata nella primavera del 2010, si svolgono presso Villa Bombrini mostre, feste e concerti di notevole interesse sociale.

La Villa fu costruita a partire dal 1752, su progetto di Pierre Paul De Cotte per il marchese di Gabiano, Giacomo Filippo II Durazzo. Il De Cotte, ufficiale francese, giunto a Genova nel 1747 su un vascello alleato della Repubblica, vi si stabilì per qualche tempo; ingegnere militare, contribuì, al disegno e alle prime fasi della realizzazione del sistema di fortificazioni genovese, in particolare tra 1756 e 1758 progettò e sovrintese alla costruzione di Forte Diamante, finanziato proprio da Giacomo Filippo II Durazzo. Nel rapporto professionale instauratosi tra il marchese Durazzo e il De Cotte si inserisce la progettazione e la realizzazione della residenza di villeggiatura di Cornigliano.

 

Questo edificio, costruito quasi del tutto ex novo, fu concepito dal suo progettista con il tipico impianto degli hotels francesi (dimore aristocratiche): un corpo di fabbrica centrale e 2 ali laterali attorno ad una vasta cour d’honneur, tipo di costruzione che, in maniera del tutto innovativa, riusciva a conciliare le esigenze di rappresentanza e di grandiosità con una moderna esigenza di accoglienza e intimità.

villa bombrini

Tale impostazione, ormai consueta presso l’aristocrazia francese, era sicuramente rivoluzionaria per il contesto genovese (ancora legato ad edifici di impostazione cinquecentesca) e veniva a porsi come scelta di avanguardia che superava i riferimenti locali pur riuscendo a ribadire l’immagine di supremazia e di potenza ricercata dal committente.

 

Coerentemente con la spiccata francesità che lo caratterizza, la villa accoglie al suo interno il primo magnifico esempio di scalone completamente a sbalzo costruito a Genova: in marmo di Carrara, l’impianto è aereo ed elegante, curato nei particolari e incorniciato dalla levità dei ricami della ringhiera di ferro dipinto.

Verso il 1778, ad opera del genovese Andrea Tagliafichi, la residenza vede l’aggiunta del portico e la ristrutturazione di molte stanze. Degni di nota sono ancora le decorazioni dei saloni di rappresentanza, i lavori in ferro battuto, sia fissi che mobili, la struttura originale del tetto e della copertura.

 

Infine, l’ampio salone di rappresentanza del piano terra, la Sala al Mare, accoglie due importanti tele (misurano entrambe circa m 3,15 x 4,35) raffiguranti gli episodi biblici di Debora e Barach e Giuditta che mostra la testa di Oloferne, del pittore napoletano Francesco Solimena, eseguite intorno al 1717, su commissione dei marchesi Durazzo – e inizialmente destinate alla loro residenza cittadina di Via Balbi.

affresco Francesco Solimena - Villa Durazzo Bombrini Genova
Affresco Francesco Solimena Villa Durazzo Bombrini Genova

Lo splendore e la magnificenza che caratterizzavano la residenza, varcavano l’impianto dell’edificio e si estendevano nei rigogliosi giardini che arrivavano, tra pergolati, alberi e siepi a lambire il mare (all’epoca dei Durazzo distante poco più di 300 metri).

 

La ricca residenza Durazzo, che nel 1815 ospitò Papa Pio VII (per ben due volte nell’arco di pochi mesi), rimase di proprietà dei marchesi all’incirca fino al 1850; in quel periodo fu ceduta, in cambio di latifondi in terra lombarda, al nobile cremonese Filippo Ala Ponzoni, raffinato e colto collezionista d’arte.

 

La fisionomia della Villa e dei suoi terreni incominciarono a mutare in maniera decisa nel periodo di proprietà Ala Ponzoni: nel 1856 venne costruita la nuova ferrovia Genova-Voltri che tagliò il legame dell’edificio con il mare. Nel 1865 la dimora divenne proprietà della Casa Reale: Vittorio Emanuele II l’acquistò come residenza per il figlio Oddone, ritenendo che il principe, sofferente di evidenti malformazioni fisiche e di salute molto cagionevole, potesse giovarsi del clima marino.

Dopo la prematura morte di Oddone di Savoia avvenuta nel 1866, la villa venne messa nuovamente in vendita: nel 1872 proprietà del Cav. Patrone e negli ultimi anni dell’800 proprietà della Famiglia Bombrini (gli ultimi proprietari privati della residenza). Dopo i Bombrini, infatti, le vicende della Villa saranno indissolubilmente connesse con quelle della nascente grande industria. Nel 1928 la villa passò all’Ansaldo (azienda fondata tra gli altri da Carlo Bombrini) che ne fece sede dei propri uffici. Venne così a modificarsi l’originaria destinazione degli ambienti, ma senza che i caratteri di fondo dell’architettura fossero alterati.

 

Nel dopoguerra, i proprietari furono prima Sidermec (1951), poi la Cornigliano SpA (1952) che nel 1961, fondendosi con Ilva, divenne Italsider, cui si deve, nel 1958, un generale restauro dello stabile.

 

Ad oggi, Villa Durazzo Bombrini, o meglio la parte residuale rimasta, a seguito delle trasformazioni industriali subite dal territorio e da parte della proprietà, è di Società Per Cornigliano SpA che l’ha acquistata nel 2008 da Fintecna SpA società interamente controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, costituita con il compito di ristrutturare e privatizzare le attività dei settori delle costruzioni, dell’ingegneria civile e impiantistica facenti capo all’IRI.

Tour Guidato di Villa Durazzo Bombrini

Raccontata dal prof. Ferdinando Bonora, suo massimo studioso, Villa Bombrini si svela attraverso la sua storia di quasi tre secoli.

 

Il filmato che segue mostra, stanza per stanza, l’architettura della Villa e la sua destinazione originaria.
Di particolare rilievo sono lo scalone, il primo costruito a sbalzo nel Settecento a Genova, il grande Salone del primo piano e la sala a piano terra che ospita i due preziosi dipinti di Solimena.