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Storia di Cornigliano
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Cornigliano fino all’800.

Cornigliano (in genovese Cornigen, pronuncia Curnigen) è un quartiere del ponente di Genova situato tra le delegazioni di Sampierdarena e Sestri Ponente. Secondo alcuni storici, tra cui il Giustiniani – che nel XVI redasse gli annali della città – il nome della località potrebbe derivare dalla Gens Cornelia, la famiglia romana dei Cornelii, che avrebbe posseduto terreni nella zona pianeggiante tra il torrente Polcevera e Sestri, luogo chiamato appunto ager cornelianium, cioè campo dei Cornelii. Secondo altri storici, invece, l’origine del toponimo è ancora più antica ed è da attribuire ad un’antica tribù ligure, quella dei Veturii che, nell’età del ferro, dominava il territorio compreso tra il Polcevera ed Arenzano. Il nome deriverebbe da Corito di Giano, proveniente dall’antico ligure Cor (Corito) ni (di) gien (Giano). Cornigliano fa parte dei territori posti sotto l’influenza dell’impero romano e viene considerato punto strategico (sia in riva al mare che nella parte collinare) per l’avvistamento e la difesa. Intorno all’anno Mille Cornigliano è annoverato tra i centri civili del genovesato e dipende direttamente dalla nobile famiglia dei Camardino che risiede nella vallata del Polcevera. L’area, intorno al XII secolo, è divisa in tre zone (Terzieri): Campi (la più vasta per estensione, destinata alle coltivazioni e meno popolata) situata tra il territorio di Borzoli, l’argine destro del Polcevera e la sua foce,Cornigliano in posizione più centrale e luogo di residenza della maggior parte degli abitanti, stanziati prevalentemente nella zona collinare (allora erano frequenti le visite poco amichevoli dei corsari) e laColombara, così chiamata per la propria conformazione naturale richiamante i nidi dei volatili, situata in posizione elevata, nella parte più occidentale, scelta dalla maggior parte dei numerosi pescatori per stabilirvi le proprie residenze (distante quanto basta dall’affaccio diretto sul mare per le frequenti invasioni che da lì provenivano). Il nucleo abitato che si sviluppa tra il mare e le colline, ricco di frutteti e di coltivazioni, decantato persino dal Petrarca come splendido luogo di villeggiatura fuori le mura di Genova, non tarda ad acquisire una configurazione che lo eleva a centro di una certa importanza, infatti, tra fine 1100 e inizio 1200, viene scelto come zona destinata ad accogliere le seconde dimore delle ricche e nobili famiglie tanto influenti a Genova, quasi ridisegnando una piccola città nella spartizione di poteri e territori: i Doria (un documento del 1174 li cita in quanto proprietari di terre e nei secoli successivi li ritroviamo presenti come proprietari di ville attorniate da ampi poderi), gli Spinola (il cui palazzo è documentato già nel 1228), i Di Negro e a seguire i Gentile (1290), i Pallavicino, i Mari, i Grillo, i Serra, i Lercari con insediamenti dapprima non troppo ampi e sfarzosi, ma destinati ad evolvere, in molti casi già a partire dal ‘400, in preziosi palazzi opera di famosi architetti, contornati da meravigliosi giardini che spesso giungono fino al mare. Cornigliano tende ad assumere una configurazione peculiare a metà strada tra il centro urbano e la  zona rurale così come denota il Ratti alla fine del ‘700: “Averete già goduto di buona parte della vista della Polcevera; ma da niun altro luogo meglio che da questo Ponte che l’attraversa ne potrete godere tutta, o in maggior parte almeno la prospettiva, che porgerà agli occhi vostri una rappresentanza veramente teatrale, per la varietà delle Ville, per l’amenità de’ giardini, …e per un complesso maestoso, e villereccio, che non lascia discernere se sia città oppur campagna”. Cornigliano,  dunque, costellata di splendide dimore, frutteti, ameni giardini non smette di attrarre per la prorpia collocazione e per le bellezze naturali: accoglie una tra le più belle dimore Settecentesche a Genova, Villa Durazzo Bombrini, prezioso esempio di architettura in stile francese, immersa negli splendidi giardini che arrivano sino al mare; diviene luogo di passaggio del cosiddetto Grand Tour e viene ammirata da numerosi visitatori; in tempi a noi più vicini fa da scenario all’incantevole castello in stile liberty fatto edificare da Edilio Raggio (ritenuto in un certo momento storico l’uomo più ricco d’Italia), dimora splendida e ambita, dopo la sua morte, da nobili e ricchi d’ogni dove.

Cornigliano e i cambiamenti del ’900.

Cornigliano già all’inizio del ‘900 aveva perso gran parte dei caratteri legati all’agricoltura e alla pesca, tanto che al censimento del 1911 oltre il 20% della popolazione era addetta all’industria. La trasformazione era iniziata a partire dagli anni ’80 del XIX secolo, quando gli insediamenti manufatturieri si erano estesi da Sampierdarena alle due sponde del Polcevera. I primi insediamenti furono lo Stabilimento Delta, le Officine di riparazione navale Savoia, l’acciaieria Ansaldo di Campi. Nel 1926 Cornigliano entra a far parte della Grande Genova. Ad iniziativa di Oscar Sinigaglia e di Agostino Rocca, nel settembre del 1938 inizia la costruzione di un grande impianto costiero a ciclo integrale. La scelta, di rilievo nazionale e sostenuta dallo stesso Mussolini, cadde su Cornigliano per due motivi: in primo luogo, per l’accesso diretto al mare, e, in secondo luogo, per la vicinanza allo stabilimento Siac-Ansaldo di Campi, cui era stato affidato il compito di progettare e costruire l’impianto sulla base della consulenza della tedesca Gutehoffnungshuette e che avrebbe dovuto laminare l’acciaio prodotto nel nuovo stabilimento. La ristrettezza degli spazi rese necessarie imponenti opere di colmata marina, ciò che del resto avveniva anche in altre zone del Ponente Genovese; furono necessari 3 milioni di metri cubi di terra. L’impianto, ultimato nel 1942, non entrò mai in produzione, perchè, dopo l’armistizio del 1943, smontato dai tedeschi e inviato in Germania. Nel dopoguerra, avendo Oscar Sinigaglia ripreso l’iniziativa, vengono realizzate altre colmate e viene ampliato lo stabilimento verso Ponente, abbattendo diversi edifici, tra i quali il Castello Raggio. Nel 1953 l’impianto entra in funzione, avendo nella laminazione il suo elemento caratterizzante. Alla fine degli anni ’50 si programmò il raddoppio degli spazi dello stabilimento siderurgico, separando definitivamente l’abitato di Cornigliano dal mare. Oltre alla perdita del contatto con il mare, l’impatto ambientale fu drastico, con forti emissioni – praticamente a contatto con le abitazioni – di ossido di carbonio, benzene, benzopirene, biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri. Negli anni ’80, sotto la spinta dei Comitati locali, e in particolare delle “Donne di Cornigliano”, nasce la volontà di chiudere la produzione a caldo, altamente inquinante. A partire dagli anni ’90, pertanto, numerosi sono i tentativi di trovare una soluzione al problema, tenuto altresì conto del fatto che nel frattempo la proprietà è divenuta privata (Gruppo Riva), da statale che era (Italsider). Nella pratica impossibilità di applicare l’accordo di programma del 1999, nel luglio del 2005 finalmente si raggiunge un’intesa, consacrata nella firma, l’8 ottobre 2005, dell’Atto Modificativo. In conseguenza dell’intesa raggiunta, viene interamente dismessa la produzione a caldo (l’ultima colata è del 29 luglio 2005), e aree per circa 350.000 mq. vengono restituite alle Istituzioni pubbliche. Tuttavia, viene interamente salvaguardata l’occupazione (circa 3.000 addetti diretti, oltre l’indotto), attraverso un piano industriale che potenzia le attività “a freddo” e che, in attesa dei nuovi impianti, prevede, per un periodo di tre anni, l’impiego dei circa 650 lavoratori posti in cassa integrazione in progetti di pubblica utilità promossi dagli Enti locali (tutela del verde, manutenzioni e altro). E’ un raro, se non unico, esempio di impresa redditizia (il gruppo Riva è uno dei principali gruppi industriali italiani e il sesto produttore mondiale di acciaio) che viene trasformata (e in parte dismessa) per una finalità di riqualificazione ambientale. Così come è un raro esempio di raggiunto equilibrio tra le imprescindibili esigenze ambientali e le legittime preoccupazioni occupazionali.

Il futuro

Ora la sfida delle Istituzioni locali è quella di utilizzare queste aree “riconquistate” (e le risorse pubbliche a disposizione) per raggiungere obiettivi plurimi. Da un lato rispondere all’istanza di riqualificazione urbana, attraverso un progetto urbanistico di elevata qualità, facendo fronte, al contempo, alle esigenze legate alla mobilità dell’intero Ponente genovese; dall’altro accrescere il tessuto produttivo, dotando il porto di un’area per attività di logistica e di manipolazione delle merci.

Società per Cornigliano SpA
R.I. Genova, CF e PI IT01367680996, Capitale Sociale € 11.975.277,00 i.v.
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